La doccia gelata in Mediobanca

Scritto il 16/04/2026
da Marcello Astorri

Una parte non trascurabile di Mediobanca ha seguito con apprensione l'esito del voto dell'assemblea di Mps. Nelle settimane precedenti, molti dipendenti e manager parlando dell'appuntamento non nascondevano di preferire la vittoria della lista del cda che proponeva Fabrizio Palermo come nuovo capo. Lo facevano per almeno due motivi: il primo, è che Lovaglio è il manager che ha espugnato Piazzetta Cuccia privandola della sua autonomia; il secondo è che con l'arrivo di Palermo, candidato appoggiato dal gruppo Caltagirone, forse sarebbe stato possibile evitare la revoca dalle quotazioni di Borsa e la riduzione della prima banca d'investimento italiana a una mera divisione di Mps. Fatto, quest'ultimo, che da molti interni è stato vissuto come una perdita di status inaccettabile. Nelle settimane precedenti, in tanti si erano lamentati del modo energico con cui Lovaglio stava facendo valere la propria volontà nel processo di riorganizzazione del gruppo. Senza dubbio un tratto della sua leadership, che è stato cruciale nella felice conclusione della scalata a Mediobanca. Ma certo non facile da digerire da chi era abituato a dare le carte.