A meno di ventiquattrore dal primo affondo, Donald Trump non solo rilancia ma raddoppia. Ne ha ancora una volta per il Papa, a cui dedica un post su Truth dai toni piuttosto irridenti. "Qualcuno può per favore dire a Leone XIV che l'Iran ha ucciso almeno 42mila manifestanti innocenti e disarmati e che per Teheran possedere una bomba nucleare è assolutamente inaccettabile? Grazie per l'attenzione", scrive il presidente americano quando in Italia è prima mattina. Passa qualche ora e l'ex tycoon torna ad attaccare anche Giorgia Meloni, rea di "essere stata negativa" e aver "rifiutato il proprio aiuto nella gestione della situazione con l'Iran". "Con tutti i Paesi che lo hanno fatto, non abbiamo più lo stesso rapporto", insiste Trump in una intervista a Fox. E ancora: "Giusto per vostra informazione, l'Italia riceve grandi quantità di petrolio dallo Stretto".
Un discreto uno-due, che certifica quanto The Donald non abbia per nulla gradito la scelta di Meloni di non concedere agli Stati Uniti l'uso della base di Sigonella per operazioni militari contro l'Iran. Come pure non gli è andata per nulla giù la netta condanna della premier degli attacchi a Leone XIV. Per un Trump sempre più fuori controllo quella presa di distanza è stata una sorta di lesa maestà.
Il solco tra Roma e Washington, dunque, inevitabilmente si acuisce. A conferma che in quest'ultimo scorcio di legislatura Meloni sarà costretta a ricalibrare una politica estera che in questi anni è stata impostata tenendo conto dell'ottimo rapporto con la Casa Bianca (anche ai tempi di Joe Biden) e del canale sempre aperto con Viktor Orbán, il primo ministro ungherese ormai in uscita. Due fattori che hanno permesso alla premier di avere grande capacità di manovra sul piano delle relazioni internazionali, tanto che in più occasioni è stata la stessa Ursula von der Leyen a chiederle di farsi ambasciatrice delle ragioni dell'Ue verso Washington o Budapest. Lo scenario, evidentemente, è cambiato. E anche se è altamente improbabile che si possa arrivare a un vero e proprio strappo con la Casa Bianca, quasi certamente le tensioni non sono finite qui.
Agli affondi di Trump, Meloni decide di non replicare. Ma lo fa rilanciando la sua convinzione per cui l'unità del mondo occidentale, e dunque delle due sponde dell'Atlantico, sia una scelta inevitabile. "Un'Occidente diviso e un'Europa spaccata sarebbero un regalo", dice riferendosi nello specifico a Mosca durante le dichiarazioni congiunte che seguono l'incontro a Palazzo Chigi con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Un concetto su cui insistono diversi ministri e pure il vicepremier Antonio Tajani che invoca "lealtà e rispetto" tra alleati. "Non credo che sia una crisi, ci sono delle divergenze di opinioni. Ma noi - dice il ministro degli Esteri - crediamo nell'Alleanza atlantica e siamo amici degli Stati Uniti".
Al termine del faccia a faccia con Zelensky, Meloni ci tiene a dire che nell'incontro si è discusso anche di Iran. La premier ribadisce l'auspicio di un "cessate il fuoco" e spiega che l'Italia "è sempre pronta a fare la sua parte". E sullo Stretto di Hormuz aggiunge: "È fondamentale difendere la libertà di navigazione, questione sulla quale stiamo lavorando con i partner europei. Abbiamo offerto la nostra disponibilità, quando chiaramente lo consentiranno le condizioni di sicurezza". Parole che in molti leggono come una risposta alle accuse di Trump di aver "rifiutato" agli Stati Uniti "il proprio aiuto sulla questione Iran".
E proprio domani, Meloni dovrebbe partecipare in presenza al vertice dei cosiddetti "Volenterosi per Hormuz" convocato a Parigi dal presidente francese Emmanuel Macron e dal primo ministro britannico Keir Starmer. Un incontro a cui non saranno presenti gli Stati Uniti e che ha l'obiettivo di ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto, tanto che sul tavolo ci sono alcune ipotesi di intervento per sminare il fondale. La maggior parte dei leader parteciperà da remoto, Meloni a ieri sera era invece attesa in presenza insieme al cancelliere tedesco Friedrich Merz.