Mine, navi incagliate e petroliere scortate. Piano Ue (e italiano) per liberare Hormuz

Scritto il 16/04/2026
da Fausto Biloslavo

Vertice militare a Parigi, domani il summit politico. "Azioni in funzione difensiva"

Il piano europeo per garantire la sicurezza e la navigazione attraverso lo stretto di Hormuz prevede tre fasi. La prima che libererà l'area delle navi incagliate dopo 43 giorni di guerra. La seconda è una massiccia bonifica delle mine iraniane e la terza prevede la scorta di petroliere e cargo garantendo la sorveglianza del passaggio vitale per l'economia globale. "Una missione strettamente difensiva" ha messo le mani avanti il presidente francese, Emmanuel Macron. Ieri a Parigi si sono incontrati i militari di Paesi, non solo europei, che devono preparare i piani operativi e le unità navali necessarie. La Marina militare ha mandato una rappresentanza italiana.

Nei prossimi giorni si riuniranno i vertici politici per decidere l'operazione, che scatterà solo alla fine definitiva delle ostilità. L'Italia è all'avanguardia per i cacciamine. La quinta divisione navale di base a La Spezia ha a disposizione 8 unità della classe Gaeta e due di quella precedente, la Lerici. Lo scafo, di elevata resistenza, è in vetroresina, amagnetico, in maniera tale da non attirare le mine. "Avevo al mio comando proprio tre dragamine Lerici e tre fregate con a bordo un elicottero ciascuna. Le regole d'ingaggio erano di evitare guai" racconta al Giornale, l'ammiraglio Angelo Mariani, 92 anni. Nel 1987 ha guidato la flotta italiana nell'operazione Golfo, che scortava le petroliere attraverso Hormuz durante la guerra Iran-Iraq. "Il clima oggi è più caldo rispetto a quegli anni, ma la scorta è la stessa - ricorda - Durava due giorni attraverso lo stretto e verso Nord nel Golfo Persico. Piazzavo davanti alle navi civili una fregata". Il contributo italiano oggi potrebbe non essere dissimile: 3-4 cacciamine, una Fremm, la nuova fregata multimissione e un cacciatorpediniere che garantirebbe la cupola di sicurezza e difensiva per un raggio di 300-500 chilometri anche grazie ai missili Aster 30 e 15. "Indispensabile per qualsiasi operazione la copertura di una portaerei - spiega Pietro Batacchi, direttore di Rivista italiana Difesa - Oltre alle mine gli iraniani hanno ancora qualche batteria costiera con missili anti nave. La Marina è andata, ma possono contare su barchini esplosivi pilotati da remoto e droni dal cielo". La flotta europea replicherà in grande, una dozzina di cacciamine e una decina di navi da guerra oltre la portaerei, della missione che garantisce la navigabilità lungo lo stretto di Bab el Mandeb, altro collo di bottiglia.

"Se non c'è un tacito accordo con l'Iran andare a bonificare il Golfo e scortare le petroliere diventa molto difficile" sottolinea Mariani. Ieri i pasdaran hanno lanciato il primo altolà. "La sicurezza di Hormuz è garantita dall'Iran. Qualsiasi mossa o interferenza non farebbe che complicare la situazione" ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei riferendosi al piano europeo. I cacciamine italiani, lunghi 50 metri, hanno un equipaggio specializzato di 40 uomini che scandaglia il mare ed i fondali grazie a sofisticati sonar. I motori sono silenziati per evitare i sensori acustici delle mine. Partiranno anche i "marines" del San Marco ed i Comsubin, corpi speciali della Marina, che utilizzeranno i droni subacquei. "L'elicottero che mandavo in avanscoperta individuò un banco di 7-8 mine, ma la sensazione era che gli iraniani non ci minacciassero - ricorda Mariani - Oggi con missili e droni la situazione è più pericolosa".