L’islam si sta facendo largo ad ampi passi in Europa, anche e soprattutto per colpa di un’impostazione politica e ideologica che per troppi anni ha confuso l’integrazione con la sottomissione. È un problema comune dell’Europa occidentale, che oggi sta presentando un conto salatissimo in termini di perdita dell’identità e della cultura. A questo contribuisce anche la staticità delle confessioni Cristiane tutte che, invece di difendere un territorio e i fedeli, favoriscono l’immigrazione di soggetti di altre religioni. L'ennesimo segnale di una ritirata identitaria arriva dagli atenei della Germania, dove la scure dei tagli di bilancio colpisce la memoria storica e la teologia cristiana, risparmiando accuratamente le strutture di matrice islamica.
Solo pochi giorni fa veniva diffusa la notizia dell’istituzione di una nuova facoltà all’università Münster interamente in chiave islamica, la prima dell’Europa Occidentale. E ora è arrivata la notizia che l’ateneo, che ha alcuni dei corsi teologici più antichi della Germania, deve rientrare dai buchi di bilancio e quindi è costretta a tagliare. Dove? Solo tra le facoltà di insegnamento cristiano. È stato ufficializzato un severo piano di ridimensionamento economico che andrà a penalizzare pesantemente la facoltà teologica cittadina: entro il 2031, la facoltà di Teologia Cattolica vedrà la cancellazione di 4 delle sue 22 cattedre complessive. Una misura draconiana che si inserisce in un quadro di finanza pubblica stringente, all'interno del quale il polo cattolico, unitamente a quello protestante, sarà chiamato a garantire un risparmio complessivo pari a circa 1,5 milioni di euro.
Dal piano di austerity e dai relativi tagli alle cattedre è stata infatti totalmente esentata la neonata Facoltà di Teologia Islamica. Una decisione che evidenzia un doppiopesismo istituzionale difficile da giustificare, specialmente in un momento storico in cui la difesa dei valori fondanti della società europea dovrebbe rappresentare una priorità. La manovra complessiva dell'ateneo di Münster prevede infatti un taglio di 36 cattedre su quasi 460 entro il 2036, con l'obiettivo di ridurre la spesa complessiva di 10 milioni di euro. A fronte di questo, però, la domanda è una: se c’era una crisi di bilancio, perché aprire una nuova facoltà islamica che richiede energie umane ed economiche che potevano essere impiegate negli insegnamenti storici? Una domanda che resta sospesa, ma la cui risposta è drammaticamente ovvia.