«Ma che fai? Mi spari?». «Non ti vengo a disturbare mai più. Te lo giuro, te lo giuro!». «Capisci, se cambi idea ti ammazzo?». «Mi ammazzi mo'? Oh ma che fai?». «Basta! Porca, non ti arrabbiare per niente oh?». Quarantacinque secondi dopo parte una scarica di colpi. Quattro i proiettili esplosi. Solo uno, alla schiena, uccide Annibale Dino Carta, 42 anni, personal trainer di Foggia. Ammazzato mentre era a passeggio con il cane al termine di una discussione. Sono le 21.58 di lunedì quando una videocamera di via Carlo Pisacane, a pochi metri da via Caracciolo dove abitava la vittima, riprende due figure. Una è quella di Dino, l'altra è di un uomo incappucciato, fuggito subito dopo in sella a una bicicletta.
Foggia è sconvolta all'indomani della morte a colpi di pistola di un padre di famiglia da tutti considerato persona perbene. Sposato con Sara, due figlie, una di 12 anni e un'altra di appena 10 mesi, Dino era un gran lavoratore, conosciuto nelle maggiori palestre della città. Non solo. Faceva volontariato in parrocchia, alla San Francesco Saverio, dove aiutava a servire messa, ricorda don Giulio. Mistero sul movente, tanto da spingere il procuratore di Foggia, Enrico Infante, a lanciare un appello: «Chi sa o ha visto qualcosa parli collabori con le forze dell'ordine». Polemica con la trasmissione tv (di Rai2) che ieri ha mandato in onda l'audio (non verificato) di un'inchiesta appena iniziata.
Pochi, ma fondamentali i punti fermi dell'indagine affidata ai carabinieri del comando provinciale. Il killer avrebbe pianificato l'azione. Sapeva gli orari in cui Dino usciva con il cane, lo ha aspettato armato e con un piano di fuga. I due si conoscevano, ma gli investigatori non parlano di criminalità organizzata. Il killer non è un professionista. Tanto per cominciare per la scelta dell'arma: una semiautomatica che «scarica» a terra i bossoli, ovvero lascia tracce balistiche significative. Il carrello caduto dopo la sparatoria e trovato in strada racconta, inoltre, di una persona tutt'altro che esperta. O, comunque, di un sicario in preda al panico, niente affatto freddo e calcolatore. Infine, l'assassino è un pessimo tiratore: nonostante la distanza ravvicinata solo un proiettile su quattro centra Carta. Escluso, infine, lo scambio di persona. Vittima e carnefice, stando a quanto registrato, si conoscevano e avrebbero avuto una questione in sospeso. Ipotesi che si scontra con la figura del 42enne, uomo tranquillo, diviso fra lavoro, famiglia e attività parrocchiale.
«Non è la voce di Dino», non ha dubbi Antonio Traisci, il suocero di Carta. E Michele Vaira, il legale della famiglia, attacca: «È ancora tutto in alto mare. Bisogna far lavorare gli inquirenti. La diffusione televisiva di atti investigativi è un fatto molto grave che può nuocere alle indagini».

