Pnrr, l'Eppo stringe la rete: sequestrati 20 milioni, la presunta frode sale a 40 milioni e coinvolge 84 società

Scritto il 21/07/2026
da Valentina Menassi

Gli investigatori ipotizzano un sistema basato su attività formative fittizie finanziate attraverso il Fondo Nuove Competenze

L'inchiesta della Procura europea (Eppo) apre un nuovo fronte sul controllo delle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), riportando l'attenzione sui meccanismi di verifica dei fondi europei destinati alle imprese. L'ultimo sviluppo investigativo riguarda il sequestro di circa 20 milioni di euro tra conti correnti e polizze assicurative, ritenuti riconducibili a un presunto sistema di frode che, secondo gli investigatori, avrebbe coinvolto decine di aziende distribuite sull'intero territorio nazionale. L'operazione rappresenta uno dei più rilevanti interventi condotti finora nell'ambito delle verifiche sui finanziamenti europei legati al mondo della formazione e del lavoro.

Sequestri e nuove contestazioni

La Procura europea ha disposto il sequestro di circa 20 milioni di euro, tra depositi bancari e prodotti assicurativi, riconducibili a cinque società. Il provvedimento interessa due persone già destinatarie di misure cautelari nell'ambito dell'indagine per presunta frode aggravata ai danni degli interessi finanziari dell'Unione europea e per autoriciclaggio. Secondo gli investigatori, sarebbero stati avviati trasferimenti di ingenti somme con l'obiettivo di occultare i presunti proventi illeciti e sottrarli alle attività di accertamento patrimoniale.

Una frode da 40 milioni di euro

L'indagine ha assunto nel tempo dimensioni sempre più ampie. Allo stato attuale, l'Eppo ha notificato l'iscrizione nel registro degli indagati a 84 rappresentanti legali di società operanti in diverse regioni italiane. Il valore complessivo della presunta frode è stimato in circa 40 milioni di euro, dei quali circa 33 milioni sarebbero costituiti da risorse provenienti dal Pnrr. Numeri che evidenziano la rilevanza economica dell'inchiesta e l'attenzione crescente delle autorità europee sulla gestione dei fondi destinati alla ripresa.

Il presunto schema sul Fondo Nuove Competenze

Al centro dell'inchiesta figura il Fondo Nuove Competenze, il programma finanziato anche con risorse europee per sostenere la formazione dei lavoratori durante i processi di riorganizzazione aziendale. Secondo l'ipotesi investigativa, alcune imprese avrebbero ottenuto contributi pubblici attraverso attività formative fittizie, presentando documentazione non corrispondente alle attività realmente svolte. Gli ultimi approfondimenti investigativi lascerebbero emergere un sistema più articolato rispetto a quello inizialmente ricostruito dagli inquirenti.

Accertamenti ancora in corso

Le indagini sono state sviluppate dalla Sezione Eppo dei carabinieri e dall'Unità Operativa del Gruppo di Tutela del Lavoro dei carabinieri di Milano. Secondo quanto comunicato dalla Procura europea, una parte delle somme ritenute di provenienza illecita sarebbe stata reinvestita anche in beni immobili, circostanza che ha contribuito all'estensione delle verifiche patrimoniali. L'inchiesta è tuttora nella fase delle indagini preliminari e le contestazioni formulate dovranno essere accertate nelle sedi giudiziarie competenti, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza degli indagati.