"Sconcerto" a Siena, vince Lovaglio

Scritto il 16/04/2026
da Camilla Conti

La lista Tortora votata anche da Delfin e Bpm. Palermo ottiene il 38% dei consensi

Colpo gobbo a Siena. Come al Palio, quando il cavallo dato per spacciato sbuca all'ultima curva grazie alle tattiche tra contrade rivali e brucia tutti sul tufo. La lista di Plt Holding che ha ricandidato l'ad di Mps, Luigi Lovaglio, ha vinto in assemblea con il 49,95% del capitale presente (64,92%), mentre la lista proposta dal cda si è fermata al 38,79 per cento. Quella di Assogestioni ha infine ottenuto il 6,94 per cento. La rosa di candidati proposta da Plt, ha convogliato su di sé il 32,5% del capitale di Mps. Secondo quanto si apprende da fonti assembleari, a favore di Lovaglio si sono schierate sia la finanziaria Delfin (17,5% del capitale) che Banco Bpm (3,74%) mentre Edizione della famiglia Benetton (1,4%), contrariamente alle attese, non avrebbe votato per nessuna lista.

La partecipazione storicamente finanziaria di Delfin, in particolare, è diventata partecipazione di schieramento. Dimostrando, comunque, che non c'è - e non c'è stato - alcun concerto tra i due soci principali del Monte, ovvero la cassaforte della famiglia Del Vecchio e il gruppo Caltagirone. Il cda del Banco Bpm alla vigilia dell'assise di ieri non si era espresso lasciando ai vertici, ovvero il presidente Massimo Tononi (già presidente della banca di Rocca Salimbeni) e l'amministratore delegato Giuseppe Castagna, la decisione da palesare a Siena. Se il Banco avesse votato per la lista del cda, sarebbe stato un testa a testa (28,68% per Lovaglio e 28,91% per i candidti del cda).

Il nuovo board del Monte sarà composto da otto rappresentanti di Plt Holding, da sei della lista del cda (tra cui Fabrizio Palermo, Corrado Passera e Carlo Vivaldi) e da un consigliere indicato da Assogestioni. Nicola Maione ha rinunciato alla sua candidatura alla presidenza (ma resta in cda) e ha fatto i complimenti alla lista vincente. Il nuovo presidente del Monte sarà eletto nel primo board che si riunirà nei prossimi giorni e che indicherà anche i due vice. La scelta dovrebbe convergere su Cesare Bisoni, candidato capolista da Plt Holding.

Al timone resterà Lovaglio, dopo che a fine marzo era stato privato delle deleghe e poi licenziato da direttore generale. Ieri, al termine dell'assemblea, si è presentato davanti ai giornalisti al fianco di Pierluigi Tortora dicendo che «non si tratta di una rivincita» e manifestando la volontà di «ricominciare con il passo giusto. Sarà un cda molto qualificato e credo che sarà molto utile e interessante: potremo imparare anche cose nuove lavorando insieme a loro». Quanto alla valutazione sul futuro delle Generali, «non cambia», ha risposto il banchiere lucano, «avevo detto che era nice to have un anno fa, l'ho ripetuto un mese fa, lo confermo».

Alcune fonti fanno intanto notare che Fabrizio Palermo ha comunque dimostrato in queste settimane di sapere intercettare il mercato, nonostante non fosse l'ad uscente ma il candidato chiamato a guidare una nuova fase per il gruppo. La prova è l'aver attratto il consenso dei due proxy advisor che ne hanno apprezzato, scegliendolo, il profilo manageriale e di garanzia per gli investitori. Quindi, nessuna bocciatura del candidato ad, quanto piuttosto il risultato di scelte tattiche tra azionisti che hanno portato al ribaltone di ieri.

Nel frattempo, arrivano commenti anche dal sindacato dei bancari: «Ora c'è bisogno di continuità e stabilità ricercando le soluzioni non più rinviabili alle problematiche che interessano le lavoratrici e lavoratori del Monte dei Paschi», ha dichiarato Guido Fasano, coordinatore Fabi in Mps.