La Cina si prepara alla guerra del petrolio: così Xi ha blindato l’economia dagli choc energetici

Scritto il 16/04/2026
da Federico Giuliani

Negli ultimi anni Pechino ha costruito un sistema energetico e industriale capace di resistere agli choc globali. Conflitti compresi

La guerra in Medio Oriente ha colto molti Paesi impreparati sul piano energetico. Non la Cina, primo importatore mondiale di petrolio, che da anni si muove con una strategia precisa: quella di ridurre la vulnerabilità alle crisi globali e costruire un sistema capace di reggere anche agli shock più duri. Una simile strategia è il risultato di una pianificazione avviata ben prima dell’escalation attuale, con un mix di accumulo di riserve, diversificazione delle fonti e trasformazione industriale.

La mossa preventiva della Cina

Come ha spiegato nel dettaglio il New York Times, questo percorso ha preso slancio soprattutto durante il primo mandato di Donald Trump, quando le tensioni commerciali e geopolitiche hanno spinto la leadership cinese ad accelerare sulla sicurezza energetica. Da allora, Pechino ha accumulato enormi scorte di petrolio e investito massicciamente nelle energie rinnovabili, riducendo progressivamente la dipendenza da diesel e benzina.

Allo stesso tempo, il governo guidato da Xi Jinping ha rafforzato la propria industria chimica interna, trovando alternative al petrolio per produrre materiali essenziali: in particolare, ha ampliato l’uso del carbone per ottenere composti come metanolo e ammoniaca sintetica. Questa scelta, apparentemente controcorrente rispetto alla transizione verde, ha una logica strategica: garantire continuità produttiva anche in caso di blocchi nelle rotte marittime.

E ancora: la Cina ha spinto con decisione sull’elettrificazione dei trasporti, diventando il principale mercato mondiale per i veicoli elettrici e riducendo ulteriormente la domanda interna di carburanti tradizionali.

La strategia di Xi Jinping

Tutte queste mosse, coordinate dall’alto, riflettono una visione in cui industria ed energia sono elementi centrali della sicurezza nazionale. I risultati sono chiari oggi, con una resilienza superiore rispetto a molti altri Paesi asiatici colpiti dalle interruzioni delle forniture.

Già, perché mentre lo stretto di Hormuz resta una delle principali incognite per il commercio globale di petrolio, la Cina riesce a reggere l’urto grazie a un sistema più flessibile e diversificato. Non solo: ha consolidato il controllo su ampie porzioni delle catene di approvvigionamento globali, in particolare nel settore chimico, dove produce ormai gran parte dei materiali utilizzati dall’industria mondiale.

Un rafforzamento del genere è stato accompagnato da un’espansione dell’uso del carbone come soluzione tampone, in attesa di una maggiore diffusione delle rinnovabili. Il Dragone può quindi contare su un modello ibrido, meno dipendente dall’estero e più capace di adattarsi alle crisi. Guerre comprese, come dimostrato dal caso iraniano.