"Utilizza toni aggressivi ma nessuna rottura tra gli States e l'Europa"

Scritto il 16/04/2026
da Stefano Zurlo

L'ex ministro degli Esteri Giulio Terzi Di Sant'Agata: "Possibili altre incomprensioni ma mai strappi. Quella è la strategia di Donald"

Nessuna rottura fra gli Usa e l'Europa. Qualche crepa quella sì, si vede anche ad occhio nudo. "Ma la direzione di fondo dentro l'Occidente è la stessa", giura Giulio Terzi di Sant'Agata, presidente della Commissione politiche dell'Ue a Palazzo Madama e senatore di FdI.

Presidente, sicuri sia così?

"Certo, c'è un documento recente dell'amministrazione Trump, la National Defense Strategy, che indica in modo limpido i quattro nemici sullo scacchiere mondiale".

E quali sono?

"Gli stessi che avrebbero sottoscritto Roma, Parigi o Bruxelles: Cina, Russia, Corea del Nord, Iran. Mi pare che tutti e quattro rappresentino una minaccia per l'Occidente".

Ma poi Trump sembra trattare con i guanti bianchi Putin e umilia Zelensky.

"Trump ha maltrattato Zelensky ma poi l'ha riconvocato. E ha usato toni sferzanti anche con Putin. Diciamo che la Casa Bianca ha uno stile molto fluido, molto più che in passato e che questo non è un modo avventuroso di procedere, ma semmai una strategia per non dare punti di riferimento al nemico".

Se l'avversario diventa Meloni?

"Ma no, ha caricato i toni nel suo stile aggressivo e col suo linguaggio spregiudicato, ma questo non vuol dire che ci sia una rottura fra Washington e Roma".

E che cosa significa allora?

"Mettiamola così: ci sono diverse sensibilità sulla difesa degli interessi nazionali. Ci sta, Trump si aspettava un aiuto dell'Italia per sbloccare la situazione nello stretto di Hormuz, un nodo strategico che riguarda anche il nostro Paese. Si attendeva un nostro intervento e quando ha capito che non saremmo intervenuti se l'è presa alla sua maniera, alzando e forzando i toni".

E adesso che succederà? Passeremo da una crisi all'altra?

"Ma no, le assicuro che parlo tutti i giorni con i funzionari, i diplomatici, gli amici americani e tutti mi ripetono che siamo e rimarremo alleati. Ci saranno altre lacerazioni e momenti di tensione, ma mai strappi".

Insisto, ma il presidente ha maltrattato anche Papa Leone.

"E bene ha fatto Giorgia Meloni a rispondergli senza tanti giri di parole: noi difendiamo nel modo più assoluto la libertà religiosa e sul punto non possono esserci zone d'ombra".

Il presidente Usa blua?

"No, la sua strategia è tirare la corda, senza arrivare a spezzarla".

Un gioco pericoloso?

"No, semmai la tattica. Trump ha fatto balenare di portare l'Iran all'età della pietra poi, poco prima che scadesse l'ultimatum, ha ripiegato sui negoziati. Questo è realismo, non cedimento, e aggiungo che pure queste trattative in Pakistan non sono andate come speravamo. Anche qui però non sarà la fine del mondo e infatti siamo alla vigilia di una nuova sessione di discussioni".

L'Italia?

"L'Italia fa la sua parte e fa bene a difendere l'interesse tricolore, anche quando non coincide con quello di Washington".

Italia first?

"Abbiamo puntualizzato il nostro differente punto di vista sui dazi, e poi sulla Groenlandia, e ancora sul Papa. Ci saranno fatalmente altri scontri, ma questo, mi creda, non porterà alla rottura".

Lui ha appena spiegato che con l'Italia non avrà più lo stesso rapporto...

"Non credo. I fondamentali restano gli stessi. Sull'Ucraina, per stare sul concreto, sa cosa è cambiato?".

L'Ucraina è spalle al muro?

"No. Le armi sono sempre americane ma ora le paga l'Europa. E c'è sempre Washington dietro le quinte a gestire l'intelligence e i satelliti".

Israele? Di male in peggio?

"No, il documento americano, circolato nei mesi scorsi, ai punti 19 e 20 afferma esattamente quel che affermiamo noi europei".

In sintesi?

"Non si arriverà alla pace se non ci saranno i due stati: Israele e Palestina. Poi, certo Washington ha un rapporto da sempre fortissimo con Gerusalemme e spinge su quel pedale. Siamo alleati, non fotocopie".

Insomma, lei è ottimista?

"A breve celebreremo i 250 anni della Dichiarazione d'indipendenza. Quella fu una rottura con la Gran Bretagna ma poi la frattura si ricompose perché l'orizzonte culturale era lo stesso. È così dal 1776, sarà così anche in futuro".