Nel mondiale che ha scodellato tutti assieme i migliori bomber del mondo, da Haaland a Kane, da Messi a Mbappé, alla fine ha trionfato la miglior difesa. La Spagna ha chiuso con appena un gol subito in otto partite, quello di De Ketelaere ai quarti di finale contro il Belgio, e non è mai andata in svantaggio, tenendo in finale l'Argentina a zero tiri in porta e quasi a zero occasioni. Il portiere Unai Simón ha superato il record di Walter Zenga per il maggior numero di minuti consecutivi imbattuto in questo torneo, arrivando a 649 minuti, e uno dei migliori giocatori della manifestazione è stato il baby-difensore Pau Cubarsì, il più giovane titolare nella storia a laurearsi campione del mondo dopo il nostro Beppe Bergomi nel 1982: 19 anni, 5 mesi e 27 giorni.
La Spagna quindi ha vinto andando controcorrente rispetto alla tendenza di questo Mondiale che ha rimesso al centro del villaggio i grandi attaccanti e che ha avuto una ricca media-gol, 2.96, la più alta dal 1970 quando era stata praticamente identica, 2.97. Peraltro spalmata su molte più gare, in cui si sono visti veramente grandi nomi nel tabellino dei marcatori. Le Furie Rosse, d'accordo, hanno avuto Oyarzabal con 5 centri, ma per il resto presenze molto discrete: due gol per Porro e Merino, poi un timbro a testa per Baena, Fabián Ruiz, Ferran e Lamine Yamal.
Da quest'ultimo ci si aspettava qualcosa di più in quanto a statistiche, ma non dimentichiamo che l'asso del Barcellona arrivava al Mondiale in condizioni precarie dopo essersi stirato a fine aprile. In altri momenti avrebbe passato giugno e luglio a recuperare invece di battagliare contro difensori che non lo hanno mollato un attimo, tipo Tagliafico in finale. Bravo il ct De la Fuente, che presto avrà la sua faccia tatuata sui corpi dei suoi giocatori come da promessa, a non mettergli pressione, il commissario tecnico della Roja ha avuto l'idea vincente di cambiare l'assetto offensivo della spumeggiante versione campione d'Europa del 2024, quando Yamal e Nico Williams (un altro che era reduce da un lungo infortunio e che ha chiuso in crescendo) avevano seminato il panico nelle difese avversarie. Forte anche, il ct, di un blocco che si portava dietro fin dall'under-19 e dall'under-21, con il Barcellona come riferimento in quanto a sviluppo dei giovani.
Questa in sostanza è stata una Spagna diversa, anche se con quasi gli stessi giocatori di due anni fa, più cerebrale e accorta: quella dei Cubarsì, appunto, e dei Baena, fantasista relegato alla fascia sinistra per dare copertura, e di comprimari che hanno trovato il mese della vita come Pedro Porro. Un gruppo che è stato compatto dall'inizio alla fine nonostante il debutto deludente con Capo Verde e i tanti dubbi sull'avvicinamento al Mondiale. Lo spettacolo lo ha lasciato agli altri, la coppa è finita a una Spagna quasi mutata geneticamente rispetto al suo recente passato, ma che ha avuto ragione.

