Export dei mobili in forte rallentamento che apre il 2026 con un segno negativo per la debolezza diffusa della domanda internazionale con il mercato Usa che segna un picco negativo del 28,5, è questo lo scenario che emerge dai dati elaborati dal Centro Studi di FederlegnoArredo su fonte Istat a pochi giorno dall’apertura del Salone del Mobile che si terrà in Fiera Milano dal 21 al 26 aprile.
A gennaio le esportazioni di mobili italiani nel mondo, circa 700 milioni di euro, calano del 13,1%, con una flessione diffusa sia nei mercati europei (-9%) sia in quelli extra Ue (-17,4%). Significativa in particolare la contrazione verso gli Stati Uniti che tocca -28,5%, Francia -6,1%, Germania -18,4%, Spagna -15,3%, Paesi Bassi -3,4%, Regno Unito -6,7% e Cina -46,6%. I paesi Opec registrano invece un calo del 2,5%. Segno positivo invece in due mercati: Austria (+12,2%) e Repubblica Ceca (+11,4%), i cui volumi sono però ancora troppo piccoli per risultare determinanti nello scenario complessivo.
“Nel 2025 la filiera legno-arredo ha registrato un fatturato in leggera crescita (+1,4%), sostenuto dal mercato nazionale pari a 33 miliardi di euro (+2%) e un export che si è mantenuto stabile (+0,4%) ed è un risultato che le nostre imprese devono cercare di difendere, pur trovandosi ancora una volta a gestire una situazione complessa e imprevedibile. Il Covid prima, la guerra in Ucraina, i dazi Usa, la guerra in Medio Oriente e il caro energia. La nostra industria è stata messa a dura prova, ha saputo reagire ma ora è ancora più necessario rafforzare la presenza internazionale delle imprese, accompagnandole con maggiore decisione nei processi di diversificazione verso nuovi mercati ad alto potenziale riducendo l’esposizione alle aree più instabili, difendendo il posizionamento del prodotto italiano su qualità e valore aggiunto, evitando dinamiche di competizione basate solo sul prezzo”, spiega Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo. “Le aziende non possono essere lasciate sole, anche perché ci sono segnali di miglioramento del clima di fiducia delle imprese che si basa sugli ordinativi registrati questo marzo. La competitività della filiera - aggiunge - si gioca soprattutto sulla capacità di fare sistema: imprese e istituzioni devono muoversi insieme per consolidare il posizionamento internazionale del Made in Italy, difendendolo anche dalla concorrenza sleale sempre più diffusa”.
Concorrenza da monitorare con attenzione alla luce delle dinamiche commerciali globali indotte dai dazi Usa.Nel 2025 l’Unione Europea ha infatti registrato un incremento delle importazioni dalla Cina nella filiera legno-arredo dell’1,3%), contro una riduzione degli acquisti dagli altri Paesi extra Ue (-1,6%), fenomeno che evidenzia una sostituzione nelle quote di mercato e un rafforzamento della pressione competitiva sui produttori europei.
“In questo quadro il Salone del Mobile.Milano si conferma come appuntamento imprescindibile per tutto il settore: una piattaforma concreta e accessibile anche per le piccole e medie imprese, che qui possono avere il massimo risultato nel confronto diretto con i buyer. Non esiste infatti alternativa capace di offrire la stessa concentrazione di opportunità e visibilità - sottolinea ancora il presidente di FederlegnoArredo -. Il Salone rappresenta una risposta tangibile alle difficoltà del momento: un luogo in cui le aziende possono rafforzare il posizionamento e intercettare nuovi interlocutori continuando a presidiare i mercati tradizionali.”
“Anche il percorso del Salone verso il contract, che negli ultimi anni si è concretizzato sempre di più come una grande occasione di business - conclude Claudio Feltrin - va in questa direzione, inserendosi in un ambito sempre più strategico per l’industria del design: aprirsi al contract significa ampliare le opportunità di crescita e presidiare segmenti di mercato ad alto valore aggiunto”.
Guardare ai nuovi mercati sulla rotta dell’export come ad esempio l’Australia anche alla luce del recente accordo commerciale di libero scambio siglato con l’Unione Europea che prevede l’eliminazione di oltre il 99% dei dazi sulle esportazioni europee, il miglioramento dell’accesso alle materie prime critiche e il rafforzamento dei legami strategici con la regione Indo-Pacifica.
Nonostante l’export italiano verso l’Australia sia contenuto (circa 180 milioni di euro) esistono ampi margini di crescita: il Paese ha infatti un alto potenziale con livelli elevati di ricchezza media, indicativi di una classe media ampia e con significativa capacità di spesa. È al 5° posto globale per ricchezza media per adulto e al 2° posto globale per ricchezza mediana, seconda solo al Lussemburgo (fonte, Global Wealth Report 2025 di UBS). L’Australia, con 1.904mila milionari ha un quota molto elevata di ricchi rispetto alla popolazione (circa il 7%). Tutti valori che evidenziano un benessere diffuso e una distribuzione della ricchezza meno polarizzata rispetto ad altre economie avanzate.

